Wednesday, April 25, 2007

Togo 37- Italia 3

Va bene, il 25 aprile non è più quello di una volta. E anche i giornali evidentemente non lo sono più, da quando li hanno messi in rete e per qualche strano motivo hanno pensato che a noi poveri lettori espatriati non interessassero –che so io- le manifestazioni per il 25 aprile, bensì ( e qui cito dalla temibile e oramai famigerata colonna di destra di repubblica.it, il fatto che i giapponesi mettono i jeans con i bikini (??), e le modelle lavano i vetri ai semafori).

Tra le chicche di questo mercoledì 25 aprile la cara redazione ha deciso di scomodare il Financial Times che (ma sarà un virus che circola di redazione in redazione?) evidentemente cercando altro pubblico al di fuori della City, pubblica un voluminoso studio sull’adulterio e sulle latitudini: in pratica rispondendo al quesito che certamente ci assillava tutti in queste mattine di primavera: ma saranno più infedeli gli indonesiani, i cinesi, o i brasiliani?

Scomodando così il caro vecchio FT, ed un paio di sociologi disoccupati, veniamo a sapere che:

“I paesi con la più alta percentuale di adulteri, fra il 40 e il 20 per cento della popolazione maschile, sono in Africa o nel Terzo Mondo: il primato appartiene a Togo, dove il 37 per cento degli uomini confessa di tradire la moglie o la propria partner. Devono tradirla, tuttavia, prevalentemente con prostitute o single, perché solo lo 0,5 per cento di donne del Togo ammette di tradire il marito: il quale evidentemente non può commettere adulterio da solo. La percentuale degli adulteri rimane alta, sopra il 10 per cento, anche in America Latina, dal Messico al Brasile: ma pure lì l'adulterio sembra una prerogativa maschile, le donne che lo praticano sono sotto l'1 per cento.
La percentuale di donne che lo fanno sale nei paesi occidentali: 6,6 per cento in Norvegia, 3,5 in Gran Bretagna, 3 negli Usa, 2 in Francia. Ma anche in quelli, commenta Pamela Duckerman, è verosimile che molta gente, di entrambi i sessi, non racconti tutto ciò che fa sotto le lenzuola (e soprattutto con chi): questo forse spiega il basso piazzamento dell'Italia, con appena 3 uomini e 0,9 donne su cento che si dicono adulteri, nonostante la nostra fama di "latin lover".

A parte che Mistressnomore ora si organizza con una traduzione in francese ed una corrispondente dal Togo, che si dovrà pur far qualcosa per liberare tutte quelle povere adultere non confesse ed insegnargli le gioie dell’outing.
A parte che l’adulterio non è una cosa come il badminton e dunque caro il mio illetterato giornalista non si “pratica”, semmai uno è adultero oppure no.
A parte che sono anche un pochetto stufa di sentir parlare di Africa come se fossimo al circo e “venite venite siori e siore a vedere la donna cannone” che tanto se io domani scrivo che in Guinea Equatoriale tutte le donne hanno 4 orgasmi di fila senza nemmeno penetrazione voglio proprio vedere chi è che mi contraddice (e chi sa indicare su un mappamondo dove è la Guinea Equatoriale vince un dildo).

Veniamo al dunque: non ci voleva certo il Financial Times per dimostrarci che l’adulterio è qualcosa che i maschi confessano con –più o meno- nonchalance, mentre le donne continuano –più o meno- a vergognarsene. E questo non ha nulla a che fare con l’essere timide o pudiche, quanto più con il mio post precedente, quello sulla lapidazione delle adultere.
Cioè, parlando chiaro, sul fatto che le adultere non piacciono a nessuno, e sono paria dei sessi, e nemmeno il loro stesso genere spesso le difende. Anzi, sono le donne stesse ad essere le più crudeli.
E la nostra fama di “latin lover”? Ma fatemi il piacere.

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