Monday, August 27, 2007

Autorevolezza

Da quando l’Uomo é venuto a vivere da me ricevo moltissimi inviti.

Di solito, cene per sole donne (o quasi).
Dopo avermi fatto passare molti anni a fare la parte di quella invischiata in storie impossibili e tragiche, le mie amiche hanno improvvisamente deciso che vale la pena chiedermi dei consigli sulle loro pene amorose.
Quando ho chiesto ad una di loro “perché proprio io?” mi è stato risposto:

“Perché tu sei quella che è riuscita a convincere un uomo a lasciare moglie e famiglia per telefono in intercontinentale”.

[ci tengo a precisare questo è vero solo in parte, visto che la maggior parte delle nostre comunicazioni è avvenuta via satellite e dunque con ricezione decisamente piú nitida di una semplice intercontinentale…]

Che ne dite?
Mistressnomore puó lanciarsi in un ciclo di conferenze a tema sulla persuasione telefonica?
Nel frattempo, si dispensano da oggi consigli modello posta-del-cuore semplicemente scrivendo a: mistressnomore@inventati.org.

Tuesday, August 14, 2007

Saturno in trigono con lavatrice

L’estate, si sa, è la stagione delle amanti.
Almeno per buona parte della letteratura/filmografia da ombrellone. (mi si permetta un ringraziamento di cuore per aver per sempre associato la categoria ai boccoli biondi di Marylin Monroe, anche se probabilmente la categoria è molto più intelligente di così).

Ma comunque, vecchi e anacronistici sono i tempi in cui la moglie andava in vacanza con i pargoli lasciando il marito solo in città. Ora, tutt’ al più, le spiagge sono piene di papà divorziati con prole al seguito impegnati a far fumare il vulcano di sabbia.

E poi in questa calura agostana, con questa stanchezza negli occhi che nemmeno la lista della spesa leggerei se non fosse strettamente necessario, amante acciaccata a stropicciata da due interi mesi di convivenza, vi confesseró che anche se mi suonasse alla porta l’uomo piú appetitoso e solitario dell’intera cittá, lo supplicherei di lasciarmi dormire, dormire e basta, che ho le calze a rete sgualcite.

In compenso, forte dell’essere sopravvissuta al trasferimento dell’Uomo a casa mia, vi lascio da leggere e meditare sotto l’ombrellone:

Decalogo alla convivenza per ex-amanti non troppo convinte (di essere –dopotutto- ex) e impenitenti.

1) Non dite mai all’Uomo che avreste piacere che lui portasse tutti i suoi vestiti dalla sua vecchia alla vostra nuova casa. Otterreste solo di vedervi recapitare una valanga di panni sporchi, su cui la vilipesa moglie tradita non solo ha fatto passeggiare il cane, ma ha anche effettuato riti vudù e piantato punteruoli vari. Piú che di una buona lavandaia a quel punto avrete bisogno di qualcuno che vi levi il malocchio dalla lavatrice.

2) Non accettate mai un lavoro che cominci prima delle dieci del mattino. Nessuna di noi, per quanto veterana, puó farcela con le occhiaie, il traffico e l’emicrania a mantenere quel minimo di splendore e sfarfallio negli occhi che caratterizza la categoria.

3) Nel caso in cui – nonostante quanto detto sopra- foste costrette ad alzatacce quotidiane ad ore antelucane del mattino, almeno svegliate anche lui, con i vostri piú strazianti lamenti, con i vostri piú ostinati capricci. Non dategli tregua; colpitelo dove fa più male: chiedetegli di stendere il bucato e di passare in tintoria.

4) Parlate a lungo con la vostra fica. Spiegatele con calma che no, non vi siete impazzite, che quell’ essere che russando al vostro fianco fa il verso del leone marino È ANCORA il vostro compagno, e soprattutto, l’unico attrezzo disponibile sul mercato (beh almeno momentaneamente) per soddisfare i vostri sopravvissuti impulsi sessuali.

5) Di nuovo: STATE LONTANE DALLA LAVATRICE

6) Se le forze del male, ad esempio sotto forma di ferie della donna di servizio, vi costringono ad avvicinarvi al cesto dei panni sporchi, fatelo ad occhi chiusi, indossando la biancheria piu sexy che riuscite a trovare, e concentratevi sui felici tempi in cui la annoveravate tra i giochi erotici piu’che tra gli elettrodomestici.

7) Non provate a mantenere la “famosa aurea di mistero” che si suppone faccia tanto bene alla vita sessuale. Tanto –piú o meno- la vostra vita sessuale è spacciata. Tanto vale mettersi il pigiama e le pantofole coi puffi, che è tanto comodo.

8) Ricordatevi che lui ha lasciato sua moglie. Già una volta. Non pensate che si faccia delle remore a lasciarne una seconda.

9) Assecondate ogni manifestazione della sua crisi di mezza etá. Ricordatevi che siete dove siete solo grazie a quella. Non importa se poi lui vi si presenta a casa con, nell’ordine: una moto rossa fiammante che non sa guidare, una tenda per il campeggio (sic), il game boy ed un biglietto per un viaggio in Grecia con i suoi quattro amici brizzolati e scapoli.

10) In ultimo: non dimenticate mai chi siete e da dove venite. Quando proprio pensate di non farcela, provate a pensare a quanto lo amavate. Probabilmente – ma il tutto ben nascosto dai panni della lavatrice- lo amate così tanto ancora.

Sunday, August 12, 2007

Los amantes

E chi li vede che se ne vanno per la città
se tutti sono ciechi?
Loro, si prendono per mano: qualcosa parla
fra le dita, dolci lingue lambiscono
l'umido palmo, corrono per le falangi,
e sopra sta la notte piena d'occhi.

Sono gli amanti, la loro isola fluttua alla deriva
verso morti di cespuglio, verso porti
che tra lenzuola si aprono.
Si disordina tutto attraverso gli amanti,
tutto trova la sua cifra giocata;
loro, però, neppure sanno che
mentre rotolano nell'amara arena
che è loro c'è una pausa nell'opera del nulla,
e che il tigre è un giardino che gioca.

Albeggia nei carri dell' immondizia,
cominciano a uscire i ciechi,
il ministero apre i suoi portoni.
Gli amanti arresi si guardano e si toccano
una volta di più prima di fiutare il giorno.
E già sono vestiti, già se ne vanno per la strada.
Ed è solo allora
quando sono morti, quando sono vestiti,
che la città li recupera ipocrita
e gli impone i doveri quotidiani.

J. Cortazar

Monday, July 02, 2007

Quando mi chiamavo Aldo

All’inizio, io mi chiamavo Aldo.
Per non destare sospetti.
Per essere veloce da chiamare, il primo della lista nella rubrica del telefono.

E anche perchè se sbirciate le chiamate del vostro compagno mica vi insospettite se è Aldo a chiamare. Vero?
E il vostro compagno lo sa.

Lo so. Questo è terrorismo. Non dovrei scrivere queste cose.
Ma vorrei farvi capire come funziona. Com’è che fate a non accorgevene per anni.
Tutte le volte che chiama Aldo.

Ci sono volte in cui si è ciechi.
Ci sono volte in cui essere ciechi, vederci male, è una benedizione. Da piccola leggevo Ingeborg Bachman (sì, da piccola ero molto intellettuale, prima che il sesso ed il primo paio di addominali ben scolpiti mi corrompessero), un racconto in particolare che parlava del piacere di essere miopi e vivere senza occhiali, di come il non distinguere una figura dall’altra o le parole dei cartelli fosse il rifugio perfetto dai dispiaceri e dai fastidi.
A volte le persone (anche quelle che ci vedono benissimo) tolgono gli occhiali e se ne restano nella loro nebbiolina da miopi. Anche quando sarebbe invece consigliabile fare il contrario.

Gli Uomini non sono abili dissimulatori. Nemmeno le amanti fanno particolari sforzi di camuffamento. Personalmente, confesso che non ho mai temuto di essere scoperta.
Perchè sapevo che anche se avessi indossato le orecchie da Minni e il vestito a puà, e avessi percorso in lungo e largo la città abbracciata all’ Uomo, nessuno ci avrebbe visti, tantomeno quelli che avrebbero dovuto.

Così, se qualcuno con poca fantasia ed amante dei cliché si chiede come fanno le amanti a vivere nascoste, nel segreto, nel sotterfugio, la risposta è che semplicemente non lo fanno.
Le amanti non hanno bisogno di nascondersi perchè tanto sono invisibili.
Perchè non te le aspetti, per definizione.
Perchè spuntano ad un tratto. Dove si credeva ci fosse solo e innocuamente Aldo.

Sunday, May 27, 2007

La candela

Vi aggiorno sui progressi della sottoscritta nella sua personale battaglia contro la persecuzione e l’ostracismo delle amanti. Si riportano piccole conquiste di posizione, un leggero spostamento in avanti della trincea.
Mi è stato riferito che le armate dell’ adulterio hanno conquistato il bastione “donna di servizio” e che questa abbia avvicinato l’Uomo per dirgli, in un italiano stentato, che lui dopotutto aveva agito bene, dato che “amore è come candela: quando finisce non c’è niente da fare, o si sta al buio o si prende candela nuova.

Io sarei la candela nuova.

E, detto tra noi, spero si tratti di un cero da chiesa, di quelli enormi, da fonte battesimale.
Che l’amore diamine se si consuma in fretta. Che –per carità- tutto è bellissimo e luccicante, ma io ho come l’impressione che sia il fatto stesso di starsene finalmente innamorati e tranquilli che comincia a logorarmi.

E mi chiedo: ma cosa diventa un’amante quando smette di essere tale?
Cosa accade di noi irrequiete e solitarie ed abituate a pensarci sempre singole quando improvvisamente decidiamo che è arrivato il momento (o semplicemente il momento arriva, senza che noi si abbia deciso nulla) di fare parte della vita di qualcun altro?

E se ci accorgiamo, ad un certo punto, che questo qualcuno è ancora meno pronto di noi? Che gli siamo sempre meno necessarie?
Che una volta eravamo la passione, ed adesso non andiamo bene quasi per nulla se non per andare a prendere il gelato ed il servizio taxi?

Qualche settimana fa ho incontrato un’amica che non vedevo da qualche tempo e che sta vivendo purtroppo un’altra di queste storie a tre terribilmente dolorose e con incerto futuro.
E a lei, che mi chiedeva - dimmi che dopo va meglio- io non ho saputo cosa rispondere.
Perchè non va meglio. Perchè non è che si vince qualcosa.
E non è detto che l’eventuale premio sia davvero quello che ti aspettavi.

Che non sia per sempre, dato che è fiamma, ma che almeno sia eterno mentre dura.
E grazie a Neruda.

Monday, May 21, 2007

Anniversario

Oggi io e l’altra parte di questa relazione (ok, chiedo venia, ma come si chiama un ex-amante?) festeggiamo il nostro secondo anniversario.
Gli anniversari delle amanti funzionano un po’ diversi.... sapete... dall’usuale protocollo primo bacio/prima scopata. Noi festeggiamo nel giorno in cui lui per la prima volta ha provato a lasciarmi ed io ho capito che non ci sarebbe riuscito.

Lui come al solito non ha capito nulla ed ha provato a lasciarmi molte altre volte.
Tz. Ingenuo.

Indimenticabile la scena dell “io ho un onore, una morale e delle responsabilità, e quello che stiamo facendo non è giusto”.
Così fiero e virile che quasi quasi gli stavo per credere. Ah ah-

Wednesday, April 25, 2007

Togo 37- Italia 3

Va bene, il 25 aprile non è più quello di una volta. E anche i giornali evidentemente non lo sono più, da quando li hanno messi in rete e per qualche strano motivo hanno pensato che a noi poveri lettori espatriati non interessassero –che so io- le manifestazioni per il 25 aprile, bensì ( e qui cito dalla temibile e oramai famigerata colonna di destra di repubblica.it, il fatto che i giapponesi mettono i jeans con i bikini (??), e le modelle lavano i vetri ai semafori).

Tra le chicche di questo mercoledì 25 aprile la cara redazione ha deciso di scomodare il Financial Times che (ma sarà un virus che circola di redazione in redazione?) evidentemente cercando altro pubblico al di fuori della City, pubblica un voluminoso studio sull’adulterio e sulle latitudini: in pratica rispondendo al quesito che certamente ci assillava tutti in queste mattine di primavera: ma saranno più infedeli gli indonesiani, i cinesi, o i brasiliani?

Scomodando così il caro vecchio FT, ed un paio di sociologi disoccupati, veniamo a sapere che:

“I paesi con la più alta percentuale di adulteri, fra il 40 e il 20 per cento della popolazione maschile, sono in Africa o nel Terzo Mondo: il primato appartiene a Togo, dove il 37 per cento degli uomini confessa di tradire la moglie o la propria partner. Devono tradirla, tuttavia, prevalentemente con prostitute o single, perché solo lo 0,5 per cento di donne del Togo ammette di tradire il marito: il quale evidentemente non può commettere adulterio da solo. La percentuale degli adulteri rimane alta, sopra il 10 per cento, anche in America Latina, dal Messico al Brasile: ma pure lì l'adulterio sembra una prerogativa maschile, le donne che lo praticano sono sotto l'1 per cento.
La percentuale di donne che lo fanno sale nei paesi occidentali: 6,6 per cento in Norvegia, 3,5 in Gran Bretagna, 3 negli Usa, 2 in Francia. Ma anche in quelli, commenta Pamela Duckerman, è verosimile che molta gente, di entrambi i sessi, non racconti tutto ciò che fa sotto le lenzuola (e soprattutto con chi): questo forse spiega il basso piazzamento dell'Italia, con appena 3 uomini e 0,9 donne su cento che si dicono adulteri, nonostante la nostra fama di "latin lover".

A parte che Mistressnomore ora si organizza con una traduzione in francese ed una corrispondente dal Togo, che si dovrà pur far qualcosa per liberare tutte quelle povere adultere non confesse ed insegnargli le gioie dell’outing.
A parte che l’adulterio non è una cosa come il badminton e dunque caro il mio illetterato giornalista non si “pratica”, semmai uno è adultero oppure no.
A parte che sono anche un pochetto stufa di sentir parlare di Africa come se fossimo al circo e “venite venite siori e siore a vedere la donna cannone” che tanto se io domani scrivo che in Guinea Equatoriale tutte le donne hanno 4 orgasmi di fila senza nemmeno penetrazione voglio proprio vedere chi è che mi contraddice (e chi sa indicare su un mappamondo dove è la Guinea Equatoriale vince un dildo).

Veniamo al dunque: non ci voleva certo il Financial Times per dimostrarci che l’adulterio è qualcosa che i maschi confessano con –più o meno- nonchalance, mentre le donne continuano –più o meno- a vergognarsene. E questo non ha nulla a che fare con l’essere timide o pudiche, quanto più con il mio post precedente, quello sulla lapidazione delle adultere.
Cioè, parlando chiaro, sul fatto che le adultere non piacciono a nessuno, e sono paria dei sessi, e nemmeno il loro stesso genere spesso le difende. Anzi, sono le donne stesse ad essere le più crudeli.
E la nostra fama di “latin lover”? Ma fatemi il piacere.

Friday, April 20, 2007

Going public...

Devo dire di essere piuttosto contenta di apprendere che questo blog ha dei lettori. Benchè io non gli abbia mai fatto pubblicità, ci tenevo a che questa cosa di essere “l’amante” la smettesse di essere un peccato da nascondere, da non dire a nessuno.
Per festeggiare l’uscita dall’anonimato ho autorizzato i commenti ai post.
Nel caso in cui alcuni di voi non dormano la notte e vogliano assolutamente conoscere la vera identità dei protagonisti, potete scrivermi a
ktilia@autistici.org.
... non si sa mai....

Thursday, April 19, 2007

La lapidazione delle adultere

Premessa: questo è un post che ha avuto una lunga e sofferta gestazione.
Mi ci sono volute quasi 4 settimane di continente nero per ricominciare a vedere le cose con il giusto distacco. E –vi assicuro- non è stato affatto semplice.

Ve la ricordate quella poveretta nigeriana per la quale si mobilitò qualche anno fa la nostra pruriginosa opinione pubblica? Quella condannata alla lapidazione perchè accusata di adulterio (anzi, per l’esattezza di aver partorito un figlio fuori dal matrimonio)? Quella che tutti ci tennero bene a precisare che era stata INGIUSTAMENTE accusata di adulterio, e che dunque per questo non meritava tale orrenda punizione?
Io non ci avevo mai riflettuto prima di oggi su questa nuisance dell’ “ingiustamente”.
Ma perchè, se fosse stata giustamente e felicemente adultera?

Senza arrivare in posti tanto lontani e tanto esotici tipo la nigeria, vi racconto cosa succede nei quartieri della Roma bene a quelle come me, felicemente adultere, irredente e non pentite. Quelle che arrivano piene di buoni propositi ed aspettative. Quelle che –tirate su a pane e tragedia e la famiglia è fatta di sacrifici fino a farci venire la nausea- sono immuni al senso di colpa, e comunque si sono già per anni smazzate quello atavico della loro, di famiglia. E grazie tante adesso basta.
E dunque non tentate di impietosirci con tales dickensiani sui traumi delle povere creature.
Noi, le “povere creature” della prima generazione, ce la siamo cavata benissimo.

Evidentemente ancora questo non basta. Perchè no, non mi hanno lapidata. Ma poco ci è mancato.
E tutti mi hanno chiesto: ma cos’altro ti aspettavi?
Mistressnomore went public for a little while. Ed ha subito pensato che forse era meglio quando indossava il costume da Pluto, per non farsi scoprire e mimetizzarsi tra la folla.
Ed ha scoperto che le amanti non piacciono proprio a nessuno.
Che evidentemente siamo tutte delle cattive persone, insensibili e senza morale.

Ma non mi sono fatta demoralizzare. Perchè le Amanti, signori miei, hanno una Volontà di ferro.
E, se la vogliamo dire tutta, oltre che senza scrupoli sono anche mostruosamente determinate.
Così tra poco faccio di nuovo i bagagli e torno. Per restare.
Però, se continua così, scrivo ad Amnesty. E che cazzo. E che ora solo le Nigeriane?

Thursday, March 29, 2007

Hobbes

Qui qualcuno prova a rubarmi il mestiere.....


Homo homini lupus, e la donna è una belva con le altre donne. Il vecchio Hobbes aveva ragione

Internazionale 684, 15 marzo 2007

Le mogli non amano le amanti, e su questo non ci sono dubbi. Anche quando non sono certe che ci sia davvero un'altra, gli basta un semplice presentimento per piombare nel panico. Ma quando le mogli scoprono che l'amante esiste davvero, allora sì che comincia lo spettacolo.

In questo gioco dei ruoli piuttosto prevedibile, agli occhi della moglie l'amante è una donna che, ricorrendo a tecniche oscure, riesce a portarle via il marito: s'innamora di lui e lo costringe a innamorarsi di lei. È chiaro, quindi, che la moglie ha un atteggiamento irrazionale: non vuole vedere il marito come promotore attivo dell'adulterio perché, Dio mio, lui voleva solo divertirsi un po', e invece è arrivata quella lì e ha rovinato tutto!

Un'innocua avventura si è trasformata in una relazione parallela. Ma è assolutamente inimmaginabile che il marito cercasse qualcosa di più di una semplice avventura.

Una notte di sesso è l'unica esigenza che una moglie può arrivare a concepire per il marito. Basta riflettere meglio sui sentimenti che la moglie prova nei confronti dell'amante, per rendersi conto che il suo è un semplice istinto di sopravvivenza teso a proteggere il matrimonio. Un istinto che le impedisce di considerare l'amante un essere umano.

Quella donna è la malvagità, il male in persona, pensa la moglie, una creatura senza morale che si è messa con suo marito per puro ozio o, se lui ha i soldi, per puro calcolo.

In qualche film o in qualche romanzo, a volte capita che moglie e amante finiscano per tollerarsi, magari diventando segretamente amiche e facendosi perfino il regalo di compleanno. In qualche film o in qualche romanzo la moglie si rende conto che l'amante è solo una donna in una situazione scomoda, proprio come lei. Ma nella realtà la moglie non può accettare che la relazione parallela sia qualcosa di diverso da un rapporto imposto al povero marito da quella donna. Agli occhi della moglie lui è la vittima dell'adulterio, certo non il protagonista, e meno che mai l'autore.

L'amante, invece, è una belle dame sans merci che ha fatto breccia nel suo matrimonio e l'ha rovinato. È l'ostacolo alla felicità coniugale, perché non si vuole togliere di mezzo, non vuole lasciare in pace suo marito. Che razza di donna è questa, si domanda la moglie, che s'immischia senza nessuno scrupolo nel matrimonio di qualcun altro?

Ma la vera domanda da porsi, a questo punto, è questa: possibile che tutti i discorsi sulla complicità tra donne siano solo chiacchiere? Homo homini lupus, e la donna è una belva con le altre donne. Il vecchio Hobbes aveva proprio ragione.

Saturday, January 20, 2007

L'Amante e l'Ikea

Le amanti non vanno all’Ikea. Praticamente per contratto.
Questo è forse uno dei pochissimi aspetti positivi del ruolo.
Niente palline, salmone affumicato e pessimo caffè svedese per noi. No grazie.

Noi all’Ikea ci andiamo da sole. Costrette da esigenze abitative non più ulteriormente prorogabili, tipo procurarsi lo scopetto per il bagno e magari anche il tavolo della cucina, una volta l’anno ci avventuriamo in quel che (almeno in Italia, ma anche in altre nazioni europee) è il regno indiscusso della coppia.
La coppia legittima.
Quella che compra il cassettone e il fasciatoio. Che guarda imbambolata i pomelli per la porta della serie Oppenden. Che amorevolmente viene scortata e accudita da omini Ikea vestiti di giallo, con una laurea in fisica quantistica e una in ingegneria informatica (ma avete mai provato ad assemblare una cucina Ikea??!), per spiegargli i meravigliosi vantaggi del fai-da-te-la-tua-cucina- te-possino- cara-ho-sbagliato-di-nuovo-ora-non-c’entra-il-frigo....

Insomma, nonostante le svedesi buone intenzioni non discriminatorie, i single (per non parlare delle amanti... a quando una bella pagina garçonniere sul catalogo?) sono relegati a paria. Che si andassero a nascondere in mezzo alle palline, loro.

La mia parte preferita del tutto è quando, una volta superata indenne l’esposizione di camere da letto, bagni, salottini etc, dopo aver guadato a fatica l’interminabile assortimento per la cucina/bagno/letto etc ed aver acquistato con orgoglio la caffettiera da uno, la tovaglietta da uno, le lenzuola per il letto singolo, e il porta-spazzolino da uno, si arriva alla sezione degli SCAFFALI.

Ora, lo scrivo tutto maiuscolo perchè gli SCAFFALI sembrano usciti dalla cantina di Pantagruel o altra gigantesca creatura che si sia divertita ad impilare tutto in posti altissimi e irraggiungibili all’essere umano.

La zona degli SCAFFALi è la zona del maschio. E’ quando il vostro Lui, con lo scintillio negli occhi, si lancia con il carrello a tagliare le gambe dei malcapitati passanti maschi rivali, al grido belluino di “Kompioskkan lo prendo io cara!” e poi sparisce.

In mezzo a tutto questo ci sono io. Con il mio foglietto in mano con le coordinate per trovare una cosa chiamata “Biorkudden” che dovrebbe essere il tavolo della cucina. Io, da sola. Perchè non si porta l’amante all’Ikea.

Dopo dieci minuti buoni di caccia al tesoro tra gli SCAFFALI finalmente trovo biorkudden, posizionato all’altezza di un quarto piano di palazzina. Dunque, armata di sorriso ed occhioni, vado in cerca dell’omino giallo Ikea, quello che in teoria dovrebbe aggirarsi nei paraggi proprio per aiutare quelle come me sprovviste dell’attrezzo-uomo.
Attrezzi-uomo di cortesia.

Eppure, quando finalmente ne trovo uno, lui mi guarda con aria interrogativa, come per dire “e te cosa ci fai qui da sola in mezzo agli SCAFFALI?” come se avesse visto cappuccetto rosso aggirarsi sola per il bosco.. Che –benchè il suo lavoro dipenda da questo- davvero lui non ce la fa, ad accettare che ci possano essere fanciulle all’Ikea non accompagnate. La cosa deve parergli così strana che nemmeno ci prova, nemmeno ammicca, e bofonchiando tira giù Biorkudden con la faccia della disapprovazione.

Questo fino a qualche tempo fa.
Poi, ho smesso di essere l’Amante... pur tenendomi a quei buoni 13mila chilometri e deserti del Sahara lontano dall’Ikea più vicina.
Questo, ahimè, non mi ha salvata. Povera me illusa.
Perchè Ikea ha UN SITO INTERNET. (ovviamente non omologato per le lente connessioni africane e dunque più lento che un giro tra le esposizioni sotto natale).
Perchè il mio Uomo ha comprato 4 tessere internazionali e le ha usate tutte per chiamarmi da dentro la maledetta Ikea, mentre provava il materasso di “Beddinge”, sproloquiando sul maldischiena e su io che mi tiro le coperte.

Io ho tenuto duro. Abbiamo comprato il coso, e niente altro.
Ma il mio Uomo è stato preso da malattia, ed ha deciso che sarà Ikea a consolidare la nostra unione, evidentemente.

Quasi rimpiango i tempi in cui, con sguardo ammiccante, mi chiedeva “ti è piaciuto?” dopo avermi scopata... Ora tutto quello che ricevo sono delle email con inquietanti domande tipo “ti piace Maalkko? Che dici, ci entrerà? Sarà troppo grosso?” E guardate che i doppi sensi ce li sto mettendo io, sperando magari di essermi sbagliata ed aver scambiato una mail erotica per un problema di arredamento.

Le palline. Vado a nascondermi tra le palline.

Sunday, December 24, 2006

L’Amante e il Culto del Cargo

Un giorno lui lascerà la moglie e vi sposerà e vivrete felici e contenti.
Un giorno il grande uccello scenderà dal cielo e porterà doni per tutti e nessuno soffrirà più la fame o le malattie.
Un giorno verranno le Navi e ci porteranno nella terra dell’abbondanza.
Nel frattempo noi abbattiamo tutti gli alberi della nostra isola e invece di coltivare la terra utilizziamo tutti gli uomini abili al lavoro per costruire e trasportare enormi statue di pietra che guardano il mare.
Benvenute sull’Isola di Pasqua.
Gli abitanti dell’Isola di Pasqua hanno consumato tutte le risorse che avevano a disposizione in un sogno assurdo di redenzione che non si avverato. Poi, gli abitanti dell’Isola di Pasqua, si sono estinti, letteralmente. Quando sbarcarono i primi Europei non ce n’erano rimasti che 200, affamati e malnutriti, aggrappati alla loro isoletta in mezzo all’oceano senza nemmeno più un solo albero. Immaginatevi che tristezza.

Quel fenomeno conosciuto in antropologia con il nome “Culto del Cargo” va piano piano scomparendo dalla faccia della terra. Pochi sono ancora i posti così isolati da permetterne la diffusione. Quasi tutti gli indigeni del sud pacifico hanno oramai visto un aereo, e sanno che suddetto aereo invece che gli dei scarica turisti americani bianchi e panzoni e in shorts.

C’è solo un unica categoria nella specie umana che ancora pratica indefessamente tale culto, e sono le Amanti. Nel caso un giovane e brillante e appassionato studente di antropologia decidesse di farne soggetto di tesi di dottorato, illustrerò qui brevemente i punti salienti di tale culto (e se il giovane studente è anche di bella presenza, che mi contatti pure, che gli dò il mio numero di telefono ;) )

Nel Mistress Cargo Cult esiste una condizione mitica e atemporale che si colloca in un punto imprecisato del futuro (remoto) in cui l’Uomo si volterà, ci guarderà negli occhi, e –colto da rivelazione divina- ci chiederà di sposarlo.

A quel punto noi saremo trasportate nella mitica terra dell’abbondanza e del romanticismo, in cui fuori dalla finestra si vedrà per sempre parigi e ci saranno sempre e solo violini e frutta fresca a colazione...

Lo ammetto: ci ho creduto anch’io. Costantemente. Anche mentre facevo le valigie per venire dall’altra parte del mondo borbottando *mai più mai più* e mentre mentalmente pianificavo la mia vita all’equatore in beata solitudine.

Accettate a questo punto un consiglio spassionato: Puttanate.

Lui non lascia la moglie. E-se lo fa- non ci sono violini, ma una ex-moglie che vi odia e che gli nasconde il passaporto così col cavolo che riuscite a vedervi.
Bisogna essere ben attrezzati anche per l’arrivo degli dei. Altrimenti, se vi lasciate cogliere alla sprovvista, sono guai.

Certi organismi sociali hanno una propensione all’estinzione. Gli abitanti dell’isola di Pasqua ne sanno qualcosa. Anche le Amanti appartengono a quella rara specie di creature votate biologicamente a scomparire sepolte dalle macerie dei loro castelli in aria.

Come con le tartarughe marine, che sono un vero mistero dell’evoluzione e un’inno alla stupida crudeltà della natura: la metà delle tartarughine che esce dall’uovo comincia a camminare nella direzione opposta al mare.

Uh, come sono Stupide.

Tuesday, December 19, 2006

Indiana Jones e la fichetta bionda.

Il mio ex-amante mi viene a trovare in Africa. Tra qualche settimana.

Ieri al telefono la conversazione si è svolta più o meno così:
Lui: “Senti, ma io che vaccini mi faccio? Quanti me ne servono, dove andiamo? C’è la malaria dove andiamo? E io come faccio? Devo fare la profilassi? E se poi mi viene la malaria? E se poi mi fa male la profilassi? Etc Etc Etc”

Ci tengo a precisare che non me lo porto nella giungla o nel mezzo della savana a caccia di leoni, che non andiamo a fare un servizio sulla guerra in Darfur, che non navighiamo in fiumi infestati dai coccodrilli.
Andiamo su una stupida, paradisiaca isoletta sulla costa nord, in cui l’unica possibile minaccia è un asino arrabbiato che ti morde o un aragosta che ti pizzica le dita (mmm, forse –tra i vaccini- potevo includere anche la rabbia, non si sa mai....) Giusto per aggiungere un po’ di brivido, potremmo andare a fare un’avventurosissima escursione sulla barriera corallina... che si sa che i coralli tagliano e magari pure ti ferisci...

Io –normalmente- non è che sono Indiana Jones. Però vivere qui fa sì che uno ad un certo punto smetta di preoccuparsi delle stupidaggini. Questo posto ridà la misura delle cose: io sono bianca, ricca, in salute e pure se mi ammalo mi posso permettere le medicine e gli ospedali, e dunque avanti, cosa saranno mai 16 ore di autobus su una mulattiera, la polizia corrotta alle frontiere, gli aereoplani che partono con 7 ore di ritardo, i giubboti antiproiettile e i caschetti blu?

E’ vero: io sono quella che –back home- non riesce a tirare fuori la macchina dal garage e lascia le chiavi al portiere facendo gli occhioni e dicendo “mica me la parcheggia lei, per favore, che io sono 30 minuti che giro a vuoto”...

Però guidare in mezzo alla savana è meraviglioso, e mi fa sentire viva. Mentre girare in tondo a viale Parioli per ore per cercare parcheggio mi fa sentire un’idiota nel posto sbagliato della terra.

L’Uomo arriverà e se la caverà benissimo. Sono sicura che amerà questo posto quanto lo amo io. È solo che adesso io sono Indiana Jones e lui è una di quelle fichette bionde che strillano nel film quando vedono lo scarafaggio.

Però poi si amano, e dunque....

Monday, December 11, 2006

Vertigini

Ecco. Ci siamo date una sistemata. Abbiamo tolto gli sterpi che ci erano rimasti tra i capelli e ci siamo tolte quell’aria un po’selvatica da avventuriero.
Siamo tornate in città, ci siamo fatte una lunga doccia calda.

E poi abbiamo incominciato a rifletterci su, su questa cosa di niente-più-amante-segreta.
I primi giorni è stato come essere un grosso coleottero che va a sbattere sui vetri.
Bzzzzzzzzz bzzzzzzzzz bzzzzzzzzz stunck (vetro) Bzzzzzz bzzzzzzzzz bzzzzzzz stunck stunck. Un pensare ottuso fatto di un sacco di confusione e paure.

Che magari tutto va storto.
Che lui finirà per odiarci.
Che se tutta la storia del karma dovesse risultare vera pagheremo tutto questo con almeno altre mille rincarnazioni in amante infelice.

Poi ieri pomeriggio all’improvviso i pensieri hanno smesso di ronzare nella testa e c’è stato silenzio.
E finalmente ho capito. Ho capito che potevo pensare alle mille cose che fino ad ora avevo accuratamente tenuto lontane dall’immaginazione perchè troppo dolorose e inadatte alle situazione. Ho capito che potevo immaginarmi una vacanza. Il mare. I film al cinema. Le colazioni la domenica mattina.

Ho quasi avuto le vertigini. Come dev’essere per il povero coleottero intrappolato quando qualcuno finalmente gli apre la finestra e vede il prato.

Thursday, December 07, 2006

Coming Out From the Bush

Poi un bel giorno, mentre voi magari ve ne state affaccendate nelle vostre faccende, a migliaia e migliaia di chilometri da dove lo avete lasciato, l’ Uomo vi chiama e vi dice che non siete più la sua amante segreta.

Che tutti quelli che dovevano sapere ora sanno.

Che, in teoria, non dovrete più nascondervi nelle sterpaglie del parco di montemario per fare l’amore, insensibili alla denuncia, alle sbucciature sulle ginocchia (beh, mica c’è il prato all’inglese) e a tutti gli sterpi che vi si infilano tra i capelli e ci vogliono dieci minuti buoni per toglierli tutti.

Ecco. Io mi sento così. Just coming out from the bush. Senza il trucco ed i vestiti adatti, un po’ in disordine con gli sterpi tra i capelli.
E la faccina della sopresa con la boccuccia ad O.

Mistressnomore non è più semplicemente un’aspirazione.

Ma ho però come la sensazione che il difficile debba ancora venire.
Perchè un’amante in un certo senso rimane un’amante tutta la vita. Al massimo con il prefisso ex, che non è proprio una cosa meravigliosa.

Poi magari diventa tante altre cose. Ma quelle bisogna inventarsele tutte daccapo.

Brivido, miei cari lettori. Brividi e suspance. Soprattutto nella mia camera da letto.

Thursday, November 23, 2006

Camera

Ieri mi sono fatta delle foto erotiche da mandare al mio amante.

L’amante infatti ha dei problemi di immaginazione, e non si ricorda più come sono fatta nuda. In ogni caso le foto servono ad evitare che –in ogni caso- mi ricordi peggio di quello che sono, il che sarebbe davvero un grosso problema, visto che già di mio non ho certo il corpo di una fata (ma nemmeno quello di un ippopotamo, per fortuna).

E poi non dimentichiamoci che l’Uomo ha non più di tre neuroni funzionanti di turno in ogni dato momento, e non vorremo certo che –colto da disattenzione- Egli si confonda e imperdonabilmente CI confonda (visto che dopotutto L’Uomo mica sta lì che ci pensa nel suo lettino da scapolo).

Insomma, taken the camera, chiusa bene a chiave la camera (l’altra) da letto, accesa la stufetta perchè nella stagione delle pioggie persino ai tropici fa freddo, mi sono detta *e su bella ora coraggio sii provocante* e poi mi sono anche detta *coraggio dai fai vedere le tette ed allarga quelle gambe e vediamo se la tua fica è dopotutto fotogenica* in quest’ultima versione un po’ più sboccata per vedere se non altro di rompere il ghiaccio...

Sorvolerò a questo punto sul litigio preliminare tra me e l’autoscatto, risoltosi con me che decido che dopotutto posso anche allungare un braccio e scattare da sola (ed al diavolo l’autoscatto impertinente) creando l’illusione di una sorta di venere-di milo-senza-il-braccio-destro-che-tanto-della-venere-nuda-mica-starete-a-contare-le-braccia...

Sorvolerò sul numero di foto venute senza testa o con smorfie orrende o su quelle in cui mi sono lasciata *un po’ troppo andare* e dunque vanno bene per il retro di penthouse... a testimonianza che dopotutto le mie fantasie erotiche di ventenne non sono molto diverse di quelle di quando avevo circa dodici anni e sbirciavo i giornaletti dal giornalaio invece di comprare topolino...

Il risultato di tutto ciò è invece ahimè impubblicabile (anzi, ma chi l’ha detto.. una fichetta piccolina piccolina ve la meritate anche voi, che tanto si sa che fa audience)

ma in generale ho prodotto una serie di foto che a guardarle sembrano le cartoline porno degli anni venti, con queste signorine compassatissime affaccendate davanti allo specchio, nude sì, ma rigorosamente con collana di pelle e capello in ordine, e lo sguardo distratto e distante di quella che tanto passava per caso...

Che invece –e questo almeno dell’Uomo bisogna riconoscerlo- negli ultimi tempi ogni volta che sono stata nuda in sua presenza (praticamente sempre, dunque) non ho fatto altro che fare le facce meravigliose dei molti e lunghi orgasmi, che ahimè, e vi assicuro che ci ho provato, sono irriproducibili, soprattutto se si è lasciate sole, in compagnia dell’autoscatto.

Saturday, November 18, 2006

Una Telefonata

by DOROTHY PARKER


PLEASE, God, let him telephone me now. Dear God, let him call me now. I won't ask anything else of You, truly I won't. It isn't very much to ask. It would be so little to You, God, such a little, little thing. Only let him telephone now. Please, God. Please, please, please.

If I didn't think about it, maybe the telephone might ring. Sometimes it does that. If I could think of something else. If I could think of something else. Knobby if I counted five hundred by fives, it might ring by that time. I'll count slowly. I won't cheat. And if it rings when I get to three hundred, I won't stop; I won't answer it until I get to five hundred. Five, ten, fifteen, twenty, twenty-five, thirty, thirty-five, forty, forty-five, fifty.... Oh, please ring. Please.

This is the last time I'll look at the clock. I will not look at it again. It's ten minutes past seven. He said he would telephone at five o'clock. "I'll call you at five, darling." I think that's where he said "darling." I'm almost sure he said it there. I know he called me "darling" twice, and the other time was when he said good-by. "Good-by, darling." He was busy, and he can't say much in the office, but he called me "darling" twice. He couldn't have minded my calling him up. I know you shouldn't keep telephoning them--I know they don't like that. When you do that they know you are thinking about them and wanting them, and that makes them hate you. But I hadn't talked to him in three days-not in three days. And all I did was ask him how he was; it was just the way anybody might have called him up. He couldn't have minded that. He couldn't have thought I was bothering him. "No, of course you're not," he said. And he said he'd telephone me. He didn't have to say that. I didn't ask him to, truly I didn't. I'm sure I didn't. I don't think he would say he'd telephone me, and then just never do it. Please don't let him do that, God. Please don't.

"I'll call you at five, darling." "Good-by, darling.,' He was busy, and he was in a hurry, and there were people around him, but he called me "darling" twice. That's mine, that's mine. I have that, even if I never see him again. Oh, but that's so little. That isn't enough. Nothing's enough, if I never see him again. Please let me see him again, God. Please, I want him so much. I want him so much. I'll be good, God. I will try to be better, I will, If you will let me see him again. If You will let him telephone me. Oh, let him telephone me now.

Ah, don't let my prayer seem too little to You, God. You sit up there, so white and old, with all the angels about You and the stars slipping by. And I come to You with a prayer about a telephone call. Ah, don't laugh, God. You see, You don't know how it feels. You're so safe, there on Your throne, with the blue swirling under You. Nothing can touch You; no one can twist Your heart in his hands. This is suffering, God, this is bad, bad suffering. Won't You help me? For Your Son's sake, help me. You said You would do whatever was asked of You in His name. Oh, God, in the name of Thine only beloved Son, Jesus Christ, our Lord, let him telephone me now.

I must stop this. I mustn't be this way. Look. Suppose a young man says he'll call a girl up, and then something happens, and he doesn't. That isn't so terrible, is it? Why, it's gong on all over the world, right this minute. Oh, what do I care what's going on all over the world? Why can't that telephone ring? Why can't it, why can't it? Couldn't you ring? Ah, please, couldn't you? You damned, ugly, shiny thing. It would hurt you to ring, wouldn't it? Oh, that would hurt you. Damn you, I'll pull your filthy roots out of the wall, I'll smash your smug black face in little bits. Damn you to hell.

No, no, no. I must stop. I must think about something else. This is what I'll do. I'll put the clock in the other room. Then I can't look at it. If I do have to look at it, then I'll have to walk into the bedroom, and that will be something to do. Maybe, before I look at it again, he will call me. I'll be so sweet to him, if he calls me. If he says he can't see me tonight, I'll say, "Why, that's all right, dear. Why, of course it's all right." I'll be the way I was when I first met him. Then maybe he'll like me again. I was always sweet, at first. Oh, it's so easy to be sweet to people before you love them.

I think he must still like me a little. He couldn't have called me "darling" twice today, if he didn't still like me a little. It isn't all gone, if he still likes me a little; even if it's only a little, little bit. You see, God, if You would just let him telephone me, I wouldn't have to ask You anything more. I would be sweet to him, I would be gay, I would be just the way I used to be, and then he would love me again. And then I would never have to ask You for anything more. Don't You see, God? So won't You please let him telephone me? Won't You please, please, please?

Are You punishing me, God, because I've been bad? Are You angry with me because I did that? Oh, but, God, there are so many bad people --You could not be hard only to me. And it wasn't very bad; it couldn't have been bad. We didn't hurt anybody, God. Things are only bad when they hurt people. We didn't hurt one single soul; You know that. You know it wasn't bad, don't You, God? So won't You let him telephone me now?

Wednesday, November 15, 2006

Personaggi e Interpreti

L’Uomo

L’uomo è uno –dopotutto- normale. A parte condizioni patologiche, gli concederemo almeno il beneficio della “buona fede”. L’uomo è di solito uno che davvero non ci credeva che si sarebbe ritrovato in questa situazione.

L’uomo tenta di farci credere che –per questo- siamo nella stessa barca.

Ora, a parte che la barca più che un biposto è una specie di Arca di Noè che lui ha riempito di animali, ci vuole davvero un bel coraggio nel mettere noi, povere amanti delicate, sulla stessa barca con i rinoceronti e gli elefanti...

L’Uomo –benchè si impegni molto- difficilmente riesce a sfuggire allo stereotipo dello stronzo, celebrato nei secoli da tradizione letteraria ad hoc, from Mr Darcy to Lancillotto, e continuamente rievocato in ogni conversazione che abbia esso per soggetto.

L’Uomo, in questa definizione, è o molto confuso, o bisognoso di tempo per riflettere, o tutte e due le cose insieme. Idealmente, rimarrebbe in questa condizione fino alla maggiore età dei figli (vedi sotto).

L’Amante

L’amante in questo caso è una che davvero non ci si vedeva, a fare l’amante. Come tutte, mi sa. Una che ha sempre pensato che le amanti fossero donne bellissime, procaci, sensualissime, e comunque, oltre la quarantina. Casalinghe annoiate o donne in carriera che si tolgono degli sfizi sessuali e che mai –dico mai- si innamorano davvero.

Comunque mai senza le calze velate di nero, il rossetto rosso, il trucco perfetto, i tacchi alti etcetera. Un incrocio tra Madame de Pompadour e Susy Blady che incede con la colonna sonora di un film di Fellini (Amarcord, possibilmente).

In questa definizione l’amante è una paziente, incredibilmente paziente e che –soprattuto- non ci sta male.

Tutte quelle che non rientrano in questa categoria, sono le Amanti-inadatte, o Amanti-per-dispetto-del-destino, o Amanti-attaccate-perennemente-al filo-del-telefono.

Una categoria clumsy e disadattata senza nemmeno la previdenza sociale o i gruppi di supporto.

La Moglie

Che dire? La prima regola per la sopravvivenza di un’amante è non pensare che lui abbia una moglie, che gli si svegli accanto quando voi siete lontane, che usino lo stesso dentifricio e lo stesso shampoo per i capelli.

La moglie ha i bigodini in testa ed il mattarello, ed aiuta pensare che –dopottutto- la vita matrimoniale in cui è coinvolta sia la trasposizione fedele di una striscia di Carlo & Alice sulla settimana enigmistica.

I Figli

Riposi in pace Mario Merola, e non temano i suoi eredi, che il mondo non lo dimenticherà. Anzi, propongo una cosa: moglie e figli del caro estinto inoltrino una petizione alla SIAE per avere i diritti su ogni volta che un Uomo dice una frase tipo “tu non capisci, io lo faccio solo per mio figlio, io non posso abbandonare mio figlio, mia povera innocente creatura” e stupidaggini del genere.

A parte contribuire alla ricchezza della famiglia Merola, frasi del genere non hanno nessuna utilità, ma nemmeno purtroppo nessuna soluzione.

Immagino che un giorno il figlio in questione dirà “bella papà, stasera non torno, escoconCinthia, prendolamacchinaciao” e forse questo risolverà parzialmente le cose.

Monday, November 06, 2006

Intro

Questo blog è un tentativo di fare di una cosa estremamente privata un cosa invece estremamente pubblica. Consideratelo un esperimento sociale di condivisione ed aggregazione di quanto di più sotterraneo e silenzioso c’è nei rapporti umani.

Un Manifesto Politico delle Amanti.

Un Mistresses Bill of Rights

Avvertenze:

Questo blog è un esperimento pubblico che però tiene alla privacy.

Purtroppo per gli amanti del gossip, ed anche un po’ per me che mi diverteri molto a raccontarvene, dovrà fare a meno di tutti quei succulenti particolari che potrebbero però essere ricondotti a specifiche persone.

Qualora doveste riconoscervi, è solo perchè l’amantità è una delle condizioni umane che ha subito meno alterazioni dai tempi di Antonio e Cleopatra.